La storia di Lynn Bertholet, nata Pierre-André
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"Da uomo a donna
e oggi sono felice"
PATRIZIA GUENZI


Ha esaudito il progetto della sua vita. Dopo 56 anni, una moglie e un prestigioso posto in banca, il ginevrino Pierre-André Bertholet ha cambiato sesso. Oggi di anni ne ha 58 e si chiama Lynn Bertholet. Ha raggiunto una totale serenità, consapevolezza di sè e... "felicità - dice convinta -. Sono diventata intraprendente, generosa, creativa e anche esigente. Vivevo con un gemello maschio, una sorta di alter ego che ho dovuto eliminare per diventare una donna vera. E sono l’unica, a tuttoggi, ad aver ottenuto dal Cantone i nuovi documenti prima dell’intervento".
Non c’è più traccia di Pierre-André, nato uomo al cento per cento, in questa bella donna, elegante, le lunghe gambe fasciate dai collant, tacchi alti, unghie smaltate e ben truccata, che oggi sogna di fare, perché no, la senior mannequin. S’è buttata alle spalle il doloroso passato, che ha condiviso con l’Illustré e ha raccontato al Caffè. E che non rinnega. "E come potrei! - replica -. Volevo con tutte le mie forze che Pierre-André scomparisse, che Gwendolyne, così avevo battezzato la donna che era in me, si palesasse. Ma se oggi sono Lynn lo devo proprio a lui e a tutte le tappe che una per una ho superato".
Tappe che ha riportato tutte su un dettagliatissimo schema elaborato al pc. Un processo che ha iniziato a concretizzarsi nel 2013, fisico e giuridico, ma anche estetico e personale, che ha coinvolto la famiglia di origine, l’ex moglie, i conoscenti e i colleghi di lavoro. Ha tutto pianificato alla perfezione Lynn, quasi fosse stato un fondo di investimento da proporre ad un cliente della banca.
Lynn ne parla anche ai suoi superiori. Cambiare sesso nei discreti corridoi di una banca privata ginevrina non era certo una cosa di tutti i giorni. "Temevo di diventare una donna disoccupata o, peggio ancora, in assistenza". Fortunatamente, i vertici dell’istituto le assicurano pieno sostegno. Una sola condizione: non vestirsi "al femminile" prima di avere la nuova carta di identità. "Che avrei avuto solo dopo l’intervento - spiega -. Non me la sentivo di aspettare ancora un anno in un limbo senza identità". Lynn si mette a studiare tutta la giurisprudenza a disposizione, trova uno spiraglio tra le maglie della legge cantonale e intraprende un lungo iter burocratico. Alla fine, grazie anche ad un magistrato bendisposto, Lynn Bertholet diventa la prima donna transgender ginevrina a cambiare carta d’identità senza aver fatto l’intervento. "Quando sono entrata in banca vestita da donna i miei colleghi hanno organizzato un rinfresco e mi hanno regalato dei fiori e uno smalto per le unghie", ricorda.
Anche suo padre e sua sorella reagirono bene. "Mio padre stava partendo per un lungo viaggio e sentivo l’esigenza di parlargli. Non disse una parola, pensai che forse non aveva capito. Quando tornò gli mostrai delle mie foto vestita da donna. Non mi riconosceva. Il giorno dopo mi scrisse una lunga e dolcissima lettera che iniziava ‘mia cara nuova figlia’. Mi commossi molto". Lynn divorzia nel 2010, "ma non per questioni legate alla mia identità. Mia moglie Svetlana mi considerava ormai come una sorella maggiore, per lei è stato difficile perdere l’uomo che amava. È lei che ha scelto il nome Lynn prendendo la ‘coda’ di Gwendolyne. Ancora oggi siamo in ottimi rapporti, tutti i sabati pranziamo assieme". Diversa è stata la reazione della sua amica del cuore. "Mi gridò in faccia che non voleva più saperne di me, che sarei stata soltanto un travestito".
Viene fissata la data dell’intervento: 14 luglio 2016, ospedale di Zurigo, il compleanno di Lynn. Purtroppo un cancro della pelle, scoperto pochi mesi prima, manda all’aria i piani. "Ero arrabiatissima, urlavo e singhiozzavo girando per casa come una matta - ricorda -. Era come se Pierre-André, il mio gemello, non mi volesse lasciare andare". Sei mesi e tre operazioni dopo arriva il grande giorno: la costruzione di una vagina artificiale, utilizzando un pezzo di intestino, e un impianto mammario. Era il 12 gennaio 2017. "Uscita dall’ospedale mi sono comprata un abito rosso, ricordavo ancora quando avevo 4 anni e mia madre aveva rifiutato al piccolo Pierre-André di averne uno uguale".

pguenzi@caffe.ch
04.02.2018


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