Il turismo umanitario di Eliana e Fabrizio Giacomini
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 "Pronti a partire
in modo solidale"
CLEMENTE MAZZETTA


Viaggiare, fotografare, filmare. Alla scoperta di ogni angolo del globo: dall’Africa al Sud America all’Asia. Con una particolarità. Il turismo praticato da Eliana e Fabrizio Giacomini, una coppia che abita in Vallemaggia, a Giumaglio, ha anche un risvolto sociale. Si potrebbe definire turismo umanitario, o solidale. Ovvero, un turismo che unisce l’utile al dilettevole. Per loro significa dare una mano là dove serve e dove possono. "Prima di partire ci informiamo della realtà che incontreremo, delle esigenze di questi Paesi - raccontano -. Due anni fa, ad esempio, prima di partire per l’isola di Lombok e per Giacarta abbiamo raccolto più di 100 chili di materiale scolastico e giocattoli per due orfanotrofi che avevamo contatto in precedenza". E Fabrizio e Eliana si sentono ripagati da quei sorrisi. E questo a loro basta: "La passione per la fotografia e per i viaggi, che ci accomuna ci riempie il cuore".  
In particolare Eliana fin da ragazza era appassionata di fotografia. "Ma allora me l’hanno sconsigliata come professione - dice -. Così me la sono coltivata come hobby". Come avrete capito la coppia è unita dalla stessa passione, che va un po’ al di là del semplice scatto fotografico. Il loro obiettivo è raccontare la gioia e la dignità dei popoli che hanno incontrato, passando dal freddo dei Paesi scandinavi al caldo dell’isola di Pasqua, attraversando l’India dalle mille contraddizioni, sbarcando nelle fascinose isole del Borneo, percorrendo la Birmania (ora Myammar). Camminando per le strade insicure del Nicaragua, spingendosi fin sul confine fra Siria e Iraq, scappando anche a gambe levate per non essere coinvolti in uno dei tanti episodi di violenza. "Praticamente ci manca solo il polo Nord", dicono. Una passione che ha assunto nel tempo una vena filantropica.
Tutto è cominciato nel 2004 con un "viaggio umanitario" in Africa nel Sengal, per documentare l’attività dell’Associazione Ambulatorio Thiemping del dottor Pierluigi Togni di Bellinzona. "Quell’esperienza ci ha colpito - raccontano -. Non solo ha cambiato le nostre abitudini, ma ci ha fatto capire quanto sia importante poter dare voce, immagine e speranza a chi è stato meno fortunato di noi". Un’esperienza che diede loro quel "senso" che poi li accompagnerà nei viaggi successivi. E che caratterizzerà il loro turismo solidale. "Nel 2008 e nel 2009 abbiamo visitato l’India e il Myanmar - aggiunge Eliana -. A Mumbai, la città più popolosa dell’India, siamo stati fermati più volte dalla polizia locale. Ci hanno persino sottoposto ad un interrogatorio". Capirono solo più tardi il perché. I luoghi, e purtroppo le persone che avevamo filmato, furono oggetto nel novembre di quell’anno di una serie di terribili attentati. "Il terrore negli occhi di chi ci sorrise", intitolarono il documentario che avevano realizzato in quei giorni di spensieratezza. Le persone che avevano conosciuto e filmato, fra cui il rabbino, erano morte dilaniate nell’esplosione. In Myanmar andarono alla ricerca della famiglia di un ragazzo birmano che si era rifugiato in Ticino, di cui avevano filmato i saluti. "Visitammo anche un orfanotrofio a Mandalay, che poi aiutammo concretamente".
Nel 2011 in Nicaragua documentarono l’esperienza di Andrea Sartori, volontario per l’Amca, l’associazione di aiuto medico per il centro America di Franco Cavalli. Infine l’ultimo viaggio, nel 2017, in Indonesia, fra Giakarta e l’isola di Lombok. Un’isola che un anno fa è stata devastata da una serie di terremoti. E un loro amico indonesiano  dal nome suggestivo  "Nuvola", che li avverte: gli orfanotrofi che avete visitato e ripreso sono stati danneggiati. "Una notizia che ci ha spronati a darci da fare per sostenere la ricostruzione di alloggi e di aule scolastiche sull’isola". E a programmare un altro viaggio verso quel Paese per il prossimo ottobre, anche se la terra continua a tremare.

cmazzetta@caffe.ch
30.06.2019


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